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A qualche mese dalla pubblicazione di “Flow Signs”, scopriamo la bella recensione dell’autorevole jazz magazine “A Proposito di Jazz, di e con Gerlando Gatto”


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A qualche mese dalla pubblicazione del lavoro “Flow Signs”, scopriamo un pò tardivamente una bella recensione dell’autorevole web jazz magazine italiano “A Proposito di Jazz, di e con Gerlando Gatto”.

Oltre alla lusinghevole sorpresa di trovare “Flow Signs” nella rubrica “i nostri CD italiani in primo piano”, c’è il fatto che stavolta a parlarne è il jazz magazine gestito sotto l’egida del noto critico musicale Gerlando Gatto che, tra l’altro, con le sue interviste ha animato numerosi incontri alla “Casa del Jazz” di Roma.

Qui di seguito la recensione a sua firma:

<< Francesco Giannico, Theo Allegretti – “Flow signs” – Oak editions 003 Questo album è uscito lo scorso 29 novembre in una co-produzione di Monkey Records e Oak Editions, nuovissima etichetta di Francesco Giannico e Alessio Ballerini fondatori dell’Archivio Italiano Paesaggi Sonori. Le sette tracce del CD sono il frutto della collaborazione tra lo stesso Giannico, (elettronica, field recording e chitarra) e Theo Allegretti pianista e compositore. L’incontro avviene sul terreno della comunicazione più intuitiva e spontanea possibile nel senso che i due musicisti tendono ad esprimere le proprie intuizioni momentanee confidando nel fatto che il compagno di strada sia in condizione di seguire gli input lanciati dall’altro. Il tutto teso al raggiungimento di un preciso obiettivo: riuscire ad esprimere attraverso la musica l’essenza e la bellezza della natura. E ai suoni della natura i due si rifanno spesso: così ad esempio in “Lazy Afternoon” ascoltiamo il rumore dell’acqua che accompagna il pianoforte dapprima in timido sottofondo e verso il finale assurgendo in primo piano, con un parco uso dell’elettronica. In “At Sunset” il fattore rumoristico assume maggiore rilevanza anche se non riconducibile ad un’unica e precisa fonte. In “Recall” è il piano di Allegretti a prendere decisamente la scena mentre in “Angustia” e soprattutto in “Where is the Oracle?” i fattori rumoristici concorrono a determinare un’atmosfera piuttosto cupa. Il brano conclusivo, “The Riddle of the Mood” torna ad un’atmosfera più rilassata anche se verso il finale registra un crescendo di tensione che si stempera solo negli ultimi secondi Insomma un procedimento che coniuga musica e rumori, per di più sul terreno- almeno in parte – dell’improvvisazione, è pratica di per sé assai rischiosa che necessita di due condizioni per essere condotta a buon fine: innanzitutto una perfetta conoscenza tra i due protagonisti e in secondo luogo una ottima padronanza strumentale che consenta di far suonare lo strumento esattamente nel modo e con l’inflessione che in quel preciso momento si vuole. Ebbene devo dire che almeno al 90 per cento la sfida viene vinta nel senso che il pianismo di Allegretti ben si cala nelle atmosfere suggerite dal compagno di strada per un album sicuramente interessante anche se non di facilissima comprensione. >>

http://www.online-jazz.net/wp/2014/05/20/i-nostri-cd-italiani-in-piano/5/